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Thaumechanist
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Dama

Messaggio da Thaumechanist » 27/11/2018, 19:54

Alfio si sistemò gli occhiali e guardò al tavolo.

"Hmph."

Sul tavolo c'era una damiera. Alfio era seduto dal lato nero, ovvero quello che aveva evidentemente perso, senza più pedine in campo.

Il suo avversario sorrideva e sembrava trattenere una risata. "Sei irritato, Melaïn?" gracchiò finalmente una stereotipica voce da Grell. "Lo si vede dal tuo naso!"

"Per niente. È distrazione. Se questa roba mi interessasse davvero potrei batterti. Non-" Il gigante sconfitto si fermò e lanciò al suo David dalle orecchie grosse uno sguardo per metà interrogativo e per metà predatorio. "Cosa vuol dire che si vede dal mio naso?"
La risata che il Grell stava trattenendo uscì, e si fece sentire. "Beh," cominciò a spiegare lui, "non è che sia un segreto. Il tuo naso si corruga tanto da farti piegare quei rami di betulla che hai per corna, quando ti brucia qualcosa. E comunque, è l'ennesima volta oggi che ti batto. Però, caro Melaïn, ti dirò la verità: per essere un tale scribacchino... anzi, niente, fai comunque schifo."

Alfio si sentì insultato per un momento, e stava per rispondere. Ma poi si concentrò per mantenere la calma. "Fasto, tu mi tenti. Potrei sistemarti senza sforzo, per quanto sei piccolo. Se un giorno non dovessi più riuscire a contenermi, vedrai che sarà per colpa tua."

I pensieri del gigante cornuto si stavano facendo sempre più rumorosi. Fasto invece continuava a sorridere, e cominciò a riordinare. "Comunque, capo, siamo quasi arrivati."

Alfio guardò nella direzione generale dov'era Fasto. "I fratelli Crespe sono già lì?"

"I nani dovrebbero già esserci, sì. E c'è anche quello nuovo, con loro."

"Ah, già, l'inquisitore." Alfio s'era scordato dell'arrivo di un nuovo membro. Anche se, bastava rifletterci, era il motivo di quel viaggio in carrozza. "...comunque, Fasto. Com'era il nome di quel gioco di prima?"

Il Grell si mise a guardare l'amico. Aveva del professor Melaïn molte opinioni contrastanti, ma forse la principale era che la sua espressione pensosa sembrava degna delle statue scolpite nei tempi del mito. Dopo tutto, un uomo doveva avere almeno una cosa da farsi ammirare, se voleva dirigere una squadra di ricerca. E per Alfio Melaïn c'era questa dubbia aura ultraterrena, quella di un individuo in un precario equilibrio tra la pace di una prosperosa civiltà... e gli istinti demoniaci dei decaduti Kull. Tra il bianco ed il nero, e non necessariamente in quell'ordine.

Fasto sorrise di nuovo.

"Si chiama Dama."
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